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sabato 30 aprile 2011

Le Donne e il Cristianesimo: Contraddizioni di un dottore della Chiesa

Paolo di Tarso in
vesione Nazional Socialista
Il cristianesimo profetizza,fin dai suoi albori,messaggi evangelici di pace e amore tra gli uomini,nonchè di sottomisione spirituale verso un unico Dio;non di meno predica amore fraterno fra gli uomini,implicitamente dunque anche tra individui di sesso opposto.Questa lapalissiana verità non dev'essere pertanto associata alla figura del Cristo;fonti storiche attestano oltre la sua presenza storica anche la sua coerenza spirituale in gesti come di difesa verso le prostitute etc etc,bensi verso un personaggio in particolare della sfera Cristiana,un Dottore della Chiesa,nei cui messaggi sono riscontrabili non poche discrepanze e contraddizioni:Paolo di Tarso.Le contraddizioni alle quali mi sto riferendo sono contenute,e ben note a tutti,nelle famose lettere che il santo scrisse durante il suo peregrinare religioso e che affrontano argomenti,sempre in chiave religiosa,differenti:le lettere ai Corinzi,le lettere ai Romani,le lettere ai Galati etc etc.In esse si trova pero' un filo conduttore che le accomuna,argomento che ha suscitato non pochi dibattiti,ovvero il suo pensiero verso la figura della donna.In una lettera indirizzata ai Galati,per esempio,San paolo,da buon cristiano, dice:'' Non c'è Giudeo né Greco; non c'è schiavo né libero;non c'è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù''.Questo frase va di pari passo al messaggio propinato dal Cristo,anche se i due non hanno mai avuto l'onore di incontrarsi.Tuttavia,in altre ''dichiarazioni'',il Santo muta completamente canovaccio, com'è palesemente riscontrabile nella Prima Lettera ai Corinzi (1Cor 11, 3 - 9), dove asserisce: ' 'Voglio tuttavia che sappiate questo: Cristo è il capo di ogni uomo, l'uomo è capo della donna e Dio è capo di Cristo. Ogni uomo che prega o profetizza a capo coperto, disonora il suo capo; al contrario, ogni donna che prega o profetizza a capo scoperto, disonora la sua testa, perché è come se fosse rasa. Se una donna, dunque, non vuol portare il velo, si faccia anche tagliare i capelli! Ma se è vergognoso per una donna essere rasa, si copra col velo.L'uomo, invece, non deve coprirsi la testa, perché è immagine e gloria di Dio; mentre la donna è gloria dell'uomo. Infatti, l'uomo non ebbe origine dalla donna, ma fu la donna ad esser tratta dall'uomo; né fu creato l'uomo per la donna, bensì la donna per l'uomo''.E ancora:nella Lettera ai Romani 16, egli raccomanda la diacona Febe e saluta Giunia,''segnalata tra gli apostoli ed è stata in Cristo prima di me'';nella Prima lettera ai Corinzi(11,5) le donne possono profetizzare ma in (14,34-35) ''le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la Legge. Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemble''.

Non da meno contraddittori,per non dire''maschilisti'',sono i messaggi riportati in altre epistole;mi permetto pertanto di allestire un simpatico dodecalogo che ci può sicuramente chiarire le idee:


1) a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all'uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia.(1-Timoteo 2, 12).
2) Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore.(Colossesi 3, 18).
3) ][ai propri mariti, perché la parola di Dio non debba diventare oggetto di biasimo.(sottomesseTito 2,5).
4) Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la Legge(1-Corinzi 14, 34).
5) E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo(1-Corinzi 11,8 NT).
6) Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché  (14,35). parlare in assemblea. Forse la parola di Dio è partita da voi? O è giunta soltanto a voi?
7) Le mogli sianocome al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto siate sottomesse ai mariti (Efesini 5, 22).
8) L'uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell'uomo. E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza.(1-Corinzi 11, 7).
9) Esorta gli schiavi a esser sottomessi in tutto ai loro padroni; li accontentino e non li contraddicano, non rubino, ma dimostrino fedeltà assoluta, per fare onore in tutto alla dottrina di Dio, nostro salvatore.(Tito 2, 9).
10) Ciascuno rimanga nella condizione in cui era quando fu chiamato. Sei stato chiamato da schiavo? Non ti preoccupare; ma anche se puoi diventare libero, profitta piuttosto della tua condizione! Perché lo schiavo che è stato chiamato nel Signore, è un liberto affrancato del Signore!(1-Corinzi 7, 20).
11) Quelli che si trovano sotto il giogo della schiavitù, trattino con ogni rispetto i loro padroni, perché non vengano bestemmiati il nome di Dio e la dottrina. Quelli poi che hanno padroni credenti, non manchino loro di riguardo perché sono fratelli, ma li servano ancora meglio, proprio perché sono credenti e amati coloro che ricevono i loro servizi. Questo devi insegnare e raccomandare.(1-Timoteo 6, 1).
12) Però, che cosa dice la Scrittura? Manda via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non avrà eredità col figlio della donna libera.(Galati 4, 30).

Volutamente,come ben notate,sono state riportate in grassetto le parole più corrosive e che giocano un ruolo primario all'interno di questi messaggi.Oggi queste frasi vengono,anche se non abbastanza e ovunque,etichettate come disciminatorie e razziste,ma a quei tempi?A quei tempi no; un pò per ignoranza, un pò per timore, quelle un tempo erano le stesse parole che un Dio mise in bocca a suo figlio e che inviò sulla Terra per diffonderle.
Allora ci dovremmo concentrare meglio sulla profondità intrinseca nei messaggii evangelici oppure sulla bieca cecità che ci attanaglia, prostrando il capo alle eterne eminenze?
A voi l'ardua sentenza!


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sabato 26 marzo 2011


Ragazzi,sarò troppo moralista,personalmente ''complicato'',ma lo scritto sociale a me affascina e affascinerà sempre.Il ''ventennio'',non quello mussoliniano,ma berlusconiano che stiamo ancora affrontando è una delle ultime pugnalate inferte che il nostro Paese può sopportare.Ormai sopravvissuta esangue di molteplici indegne vicende in cui ne è uscita ''angelicamente'' macchiata di vile fango,la vediamo soffrire,mugugnare,patire.Ma tutto ciò va rivolto a quella parte ''malata'' del nostro sistema,intellettualmente e moralmente corrotta da un sistema marcio capace di impartire scialbi modelli da perseguire;abbiamo seminato indecenza e ne stiamo raccogliendo i frutti.



Italiano! Enigmatico aggettivo che travaglia
le nostre menti da tempo immemorabile,
scevro da qualsiasi plausibile spiegazione
viandante di un suolo in cui tutto diviene affabile.
Signore dei mari,della Api e delle isole dimenticate
politicante da Ballarò vestito a festa
perspicace recettore di un malessere palesato
millenario traditore di discendenza mesta.
Astuto,ferino,miscredente ed utopista
millantatore,lassista,ozioso e moralista
evolvi di giorno in giorno in un fracasso in cui tutto tace
senza che un bisogno scalfisca il tuo essere perbenista.

Malato,sadico frutto di un gene marcio

cromosoma cancro di una spina sociale

curva,ricurva,spezzata e mutilata
erede reietto d'un Mathusa ancestrale.
Le tre sagge quadrumani ben vedrebbero,sentirebbero e parlerebbero
se con te solcassero gli oceani del divenire
un colpo secco inferto a ruolette russa
di un male che oggi non può essere fatto più tacere.
Chissà cosa ti vagheggia in mente
emulato prototipo di una madre insana
quando a balenarti in testa c'è il reprimi
ma noncurante ti mantieni sulle tue gesta da puttana.
Mugugni,disprezzi,smentisci e ottenebri
neghi,mistifichi,corrompi e schernisci,
larvale bozzolo di turpe provenienza
di un sadico malore ti nutri e gioisci.
Solo,reietto e di empio esempio
appari oggi alle genti omaggianti
che di clichè e intrattenimenti di corte
ti implorano di palesare tracotanti e festeggianti.
Avanza,se d'avanzar ancora ti è possibile
nell'indegno pantano in cui procacciasti dimora
che i tardi fratelli di puerile e turpe ingegno
a sguazzar come porci in un letamaio se ne compiacciono ancora.
Sgratola,demolisci e sadicamente distruggi
le ultime macerie di questa fantascientifica landa
futura balia di quel gene marcio
natale ostello di prole ancor più orrenda.
Forse sarò io,chi lo sa,a non meritare un civile avvenire
ma queste lacrime non so se sanno di risa o di odio
le mando giù quotidianamente angosciato
aspettando fremente il giorno del mio addio.
Ma ritorneranno,già so,quelle lacrime
a bagnare le mie solcate goti
non sarà più disprezzo,nè sdegno,oh mia fortuna
ma soltanto nell'indifferenza si tufferanno i miei ricordi.
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lunedì 21 marzo 2011

TRADIZIONI FUTURE

Indro Montanelli sosteneva che "un popolo che ignora il proprio passato non saprà nulla del proprio presente" e aggiungo io, non potrà costruire il proprio futuro.
Ora, non voglio ammorbare nessuno dei lettori con aforismi dal sentore di giudizio universale, con prediche bibliche, non è mio intento. Voglio solo esprimere il mio sentimento riguardo un evento che mi ha lasciato con l'amaro in bocca, come succede dopo aver ingoiato uno spicchio di limone.
Parto da lontano, dal globale, per giungere al particolare, al mio pensiero.

Per un popolo qualsiasi, ed in maniera accentuata per una minoranza quale è la nostra comunità, il passato gioca più che mai un ruolo fondamentale nel processo per la determinazione del presente e del futuro. Il passato funge da àncora, da punto inesorabilmente fermo da cui partire; e farlo rivivere, ricordarsi di esso non vuol dire avere mancanza di lungimiranza, di inventiva, di iniziativa; non è sinonimo di paura del futuro. Rivivere il passato vuol dire ripercorrere periodi storici, vuol dire dare risposte a quelle domande arcane, ma fondamentali che stanno alla base delle strutture attuali che si proietteranno nel futuro. Rivivere il passato per non morire, insomma.

Ripercorrere il passato significa delineare i connotati di una società, unendo in un unico filo temporale tre diversi momenti passato-presente-futuro (rivivere il passato per vivere un presente migliore che conduca ad un futuro ancora meglio); più o meno come leggere una carta d'identità, in cui sono riportati i dati significativi da cui partire per la definizione di un popolo e per il suo progresso.

Ecco perchè ritengo che mantenere vive le tradizioni popolari, che sono la proiezione nel presente del passato, non sia segno di volgare divertimento (panem et circenses), ma sia crocevia inevitabile per il mantenimento in vita di un popolo, nonchè dimostrazione di riconoscimento del valore della propria cultura; così l'America festeggia ancora halloween o in Irlanda festeggiano ancora San Patrizio; in Germania si gode durante l'Oktober fest ecc. ecc.
Per questo ho voluto intitolare questo pensiero "tradizioni future", perchè nel processo di miglioramento della vita, ricordare il passato diventi un momento inevitabile e fondamentale; il tempo che fu si offre come termine di paragone per il confronto epocale, da cui imparare, purchè esso venga mantenuto vivo!
E allora, riportando un attimo lo sguardo all'incipit del testo, l'amarezza provata scaturisce dalla tradizionale festa dei fuochi di San Giuseppe, che, ahimè, quest'anno non è stata degna delle precedenti edizioni. La vera anima tradizionale della festa non è veuta fuori, è rimasta un pò impigliata in chissà quale ostacolo.
Sia chiaro, non sto puntando il dito contro nessuno, ma da nostalgico sentivo il bisogno di esternare questo pensiero, con la speranza che possa servire da monito!!
Consideriamolo un appunto, di quelli marcati dal N.B., che è meglio non ignorare (senza presunzione ovviamente).

PS: spero di non aver deluso le aspettative di chi magari attendeva motivazioni diverse per il mio ragionamento sul valore del passato. (I fiori nascono anche dal letame).

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mercoledì 23 febbraio 2011

Le 10 strategie della manipolazione mediatica



(Pubblicata da INFORMAZIONE LIBERA il giorno venerdì 24/9/2010)
Di Noam CHOMSKY, linguista

1 - LA STRATEGIA DELLA DISTRAZIONE.
L'elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l'attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell'inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l'interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell'economia, della psicologias, della neurologia e della cibernetica. "Sviare l'attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla impriogionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo "Armi silenziose per guerre tranquille")".


2 - Creare il problema e poi offrire la soluzione.
Questo metodo è anche chiamato "problema - reazione - soluzione". Si crea un problema, una "situazione" che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desidera fare accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. Oppure: creare una crisi economica per fare accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 - La strategia della gradualità.
Per fare accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po' di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni '80 e '90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti casmbiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 - La strategia del differire.
Un altro modo per fare accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come "dolorosa e necessaria" guadagnando in quel momento il consenso della gente per un'applicazione futura. E' più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perchè lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perchè la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che "tutto andrà meglio domani" e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all'idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.
5 - Rivolgersi alla gente come a dei bambini.
La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi ed una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perchè? "Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi "Armi silenziose per guerre tranquille")".
6 - Usare l'aspetto emozionale molto più della riflessione.
Sfruttare l'emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell'analisi razionale e, infine, del senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l'inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti.
7 - Mantenere la gente nell'ignoranza e nella mediocrità.
Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. "La qualità dell'educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall'ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori" (vedi "Armi silenziose per guerra tranquille".
8 - Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità.
Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti.
9 - Rafforzare il senso di colpa-
Far credere all'individuo di essere esclusivamnente lui il responsabile delle proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anzichè ribellarsi contro il sistema economico, l'individuo si autosvaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l'inibizione ad agire. E senza azione, non c'è rivoluzione.
10 - Conoscere la gente meglio di quanto essa si coinosca.
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia ed alla mpsicologia applicata, il "sistema" ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell'essere umano sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l'individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sè stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su se stessa.





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venerdì 21 gennaio 2011

SENTIERI


''Camminare con quel contadino
Che forse fa la stessa mia strada
parlare dell'uva, parlare del vino
che ancora è un lusso per lui che lo fa'' .....



''Io, sempre un momento fa campagnolo inurbato,
due soldi d'elementari ed uno d'università,
ma sempre il pensiero a quel paese mai scordato
dove ritrovo anche oggi quattro soldi di civiltà''.....




Senza avanue nè semafori
che l'avrebbero inutilmente abbellita
soltanto ancestrali grovigli di strade
videro passare la mia prima vita.

Calpestate a stagioni alterne
da ingordi perdigiorno con boria d'apparire
troppo affannati ad oziare
per spremersi di capire.

Niente di nuovo,come te ce ne son tante
di manica stretta a chi ti ripudiò precettore
ostello d'omuncoli che in pubblica piazza
ostentano sobri l'erudito onore.

Ma volli,sempre volli,fortissimamente volli
rendere omaggio alla bucolica tua schiera
che i sentieri della più aulica modestia
sempre calcarono con ragione vera.

Cullato dalla materna quercia
dalle copiose e timorose fronde
senza la fretta di ritardar
pronti a vegliar con sempiterne ronde.

L'albedine della loro saggezza
mieterebbe vittime tra i filosofi più illustri
che all'etereo limitano la loro ragione
scevra inconscia delle futilità campestri.

Sentieri,sterrati percorsi da seguire
di futuro,di passato e presente stantio
di noia,eccessi e fretta di fuggire
senza rinnegar l'antico borgo natio.

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VIVERE RELATIVAMENTE

Vi è mai capitato di fermarvi, per un secondo soltanto, a pensare e ragionare sui complessi sistemi secondo i quali condizioniamo il nostro modo di vivere e di comportarci nei confronti del mondo? Quei complessi sistemi di cui nessuno conosce esattamente l’origine né le motivazioni per cui vengono accettati e resi consueti, ma da cui tutti ci facciamo passivamente incastrare e sottomettere.
Parlo di numeri(matematicamente intesi), note musicali, unità di misura, alfabeto; ma anche di banalità come l’ora di pranzo e l’ora di cena, perché dormire la notte e vivere di giorno e non viceversa; elementi, insomma, su cui abbiamo costruito teorie e regole che hanno, a loro volta, plasmato menti indicando modi di vivere e di pensare.
E se un giorno si scoprisse che sono tutte inutili ed infondate supposizioni?

Chi e/o cosa ci hanno dato,e ci danno ancora, l’assoluta certezza della fondatezza di questi sistemi?? Sarebbe una sconfitta di proporzioni colossali per un’intera razza, quella umana, che da sempre, in linea di massima, si è basata su teorie instabili, astratte, per creare, dal proprio punto di vista cose reali e concrete.
In fondo Einstein lo ha detto “tutto è relativo”(anche la sua teoria sulla relatività potrebbe essere relativa). E la mia domanda allora è lecita; insomma, qui si tratta di vere e proprie convenzioni, di teorie relative, di costruzioni mentali, adottate forse per pigrizia e noncuranza, forse per mancanza di mezzi per scoprire la reale sostanza delle cose, forse per la fretta di dare un’immagine chiara e concreta al mondo, forse per dare un senso ed un ordine alla vita stessa!
Provate solo ad immaginare la portata del danno che procurerebbe al mondo, scoprire, per esempio, che il numero 1 (o il numero 0 a seconda dei punti di vista) non è il primo della serie. Un intero impianto teorico crollerebbe e, ad effetto domino, con esso, perderebbero sostanzialità tutti i campi figli della matematica.
A questo punto mi viene da pensare che:
-la razza umana è consapevole di questo rischio e perciò non si azzarda ad indagare oltre;
-la razza umana non è consapevole di ciò e quindi accetta di buon grado di seguire certi schemi;
-anche se consapevole, non esistono mezzi adatti a confutare tali impianti di pensiero perché impensabili, non progettabili;
Conclusione:
quello che per me resta certo è che viviamo seguendo convenzioni, create da qualcuno ed accettate dalla massa, e che esse resteranno tali, quindi relative, fino a che qualcuno non deciderà di spiegarle e/o confutarle offrendo la giusta alternativa. Probabilmente, come dicevo al primo punto della riflessione di cui sopra, una confutazione non avverrà mai o forse, in caso contrario, quel giorno coinciderà con la fine del mondo!

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mercoledì 12 gennaio 2011

MASSA=ENERGIA


Uno dei temi caldi degli ultimi decenni è la rinnovabilità delle fonti di energia; Per energia rinnovabile s’intende una forma di energia che tende a non estinguersi in tempi cosiddetti “umani” (sole, vento, acqua ma anche petrolio, biomasse ecc.), cioè una fonte energetica il cui sfruttamento da parte dell'uomo è garantito per un tempo abbastanza dilatato, rispetto alla vita stessa dell'uomo, in modo da soddisfare le richieste di più generazioni successive. E’ chiaro però che il concetto di rinnovabilità delle risorse non va confuso con quello di eterna rinnovabilità delle risorse; prima o poi le fonti naturali da cui l'uomo trae energia verranno meno, nonostante esse siano presenti in quantità umanamente incalcolabili (si pensi che la vita produttiva media di un pozzo petrolifero è di circa 15-20 anni, durante i quali si calcolano tonnellate di materiale prodotto). Ad insegnarcelo è la matematica, è la logica, attraverso una lettura intelligente ed operativa di un importante concetto fisico, l’energia. Einstein definì fisicamente l'energia come il prodotto di una massa per il quadrato di una costante, nella famosa equazione E=mc^2 [E=energia, m=massa, c=velocità della luce (cost)]. Analizzando il significato di questa equazione ne deduciamo che massa ed energia convivono in un rapporto di diretta proporzionalità, cioè al variare dell’una, la massa, varia proporzionalmente anche l’altra, cioè l’energia.
Contestualizzando la formula, applicandola, cioè, al campo del reale, l’ipotesi iniziale è presto dimostrata. Più le risorse sono sfruttate più queste diminuiscono la loro quantità nel tempo (pur essendo rinnovabili, il rapporto tra consumo e riproduzione delle masse non è equilibrato, ma pende a favore del consumo, consumo 100 non si riproduce 100); ne deriva che, se diminuiscono le risorse, in un futuro ormai non così lontano, ci sarà meno energia prodotta che non sarà più capace di soddisfare le richieste dell’intero pianeta (alcuni studi sostengono che la fissione nucleare con l’isotopo 235 dell’uranio abbia ancora solo altri 200 anni di autonomia prima che gli atomi si consumino). La proiezione futura di questi dati non è confortante, poiché è facilmente auspicabile un aumento delle spese di gestione da parte delle aziende che forniscono servizi energetici come luce e gas, o benzina, per l'accaparramento delle ultime fonti, e quindi una ulteriore maggior spesa per i consumatori.
La conclusione più adatta a questo mio ragionamento sconfina nel campo dell’economia; se i fondi mondiali destinati al settore energetico fossero reinvestiti con un raggio d’azione più ampio, si potrebbero ricavare molteplici vantaggi sia di ordine prettamente economico, sia di ordine ecologico. Investire quindi in maniera più equilibrata tali fondi, abbandonando progetti scadenti come il nucleare, in modo da dare respiro alle fonti in via di esaurimento, garantendo allo stesso tempo un tipo di energia alternativa valida per soddisfare i bisogni comuni come automobile, riscaldamento ecc. Ad esempio, l’energia solare ha un impatto ambientale quasi pari allo zero (il quasi è dovuto ai pannelli solari che al massimo deturpano il paesaggio), però ha lo svantaggio dell’alto costo di gestione. Idem l’eolico o l’idroelettricità. Quindi sarebbe una mossa intelligente bilanciare il rapporto qualità-prezzo di questi mezzi, rendendoli maggiormente accessibili e capaci in poco tempo di sostituirsi alla normale rete di distribuzione dell’energia elettrica (chiamasi solarizzazione di un territorio). Il rendiconto per le società investitrici sarebbe importante e succulento, tenendo conto del fatto che gli investimenti sarebbero su larga scala e non limitati a soddisfare i bisogni del singolo privato come accade ora. Ovviamente la lista di possibili campi di investimento non termina qui, è lunga la sfilza di potenziali energie alternative su cui puntare per un futuro più pulito!
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domenica 9 gennaio 2011

ANDIAMOCI CON ‘’GLI ANNI’’ DI PIOMBO

Spesso la storia viene inconsciamente etichettata e cestinata come materia scolasticamente ‘’inutile’’ con fini tendenzialmente nozionistici atti esclusivamente ad impartire quei fondamenti scolastici-istituzionali dai quali non si può proprio prescindere. Se un individuo,al contrario,attuasse su di essa un metodo di studio critico ed analitico e conglobasse i suoi contenuti rapportandoli alla condizione sociale in cui egli stesso si trova a vivere,troverebbe come significativa e curiosa essa si mostra agli occhi della gente,mutando aspetti e sfaccettature che d’altronde non fanno che adeguarsi all’evoluzione sociale ,mantenendo,tuttavia,intatte le radici appunto storiche e sociologiche nella quale questo concetto stesso v’è venuto a formarsi. L’antropologia e la sociologia non sono campi di studio che mi competono,pertanto non vorrei tediarvi ulteriormente proseguendo il discorso fatto fino ad ora. Vorrei,tuttavia,ricollegarmi al medesimo,partendo da una teoria elaborata da un insigne filosofo e giurista,Giovan Battista Vico e i suoi ‘’corsi e ricorsi storici’’.Il concetto di storia è caratterizzato,secondo il filosofo,da un andamento progressivo con un procedimento né uniforme né meccanico verso l’idealità.. Secondo Vico, dunque,ogni civiltà ha un suo corso fondamentalmente progressivo, il quale, giunto al suo apice, si arresta ed entra in crisi. E’ la ciclicità delle ere storiche,dunque,il tema sul quale vorrei dibattere,prendendo in considerazione in particolar modo le analogie che intercorrono tra il periodo in cui naque la I Repubblica e l’attuale governo Berlusconi,dunque un periodo storico significativo per il nostro Paese,di più di mezzo secolo di storia,durante il quale troviamo avvicendarsi accadimenti storici che riportano inevitabilmente a temi ben più che attuali. Entrando in merito all’argomento prepostomi,comincerei con l’analizzare la nascita della nostra Repubblica,e se mi permettete,di suddividere questo mezzo secolo in diverse fasi.Il 2 giugno 1946 gli italiano vengoni chiamati a votare un referendum per decidere se l’Italia dovesse rimanere una monarchia o dovesse divenire una Repubblica.Il 54% dei votanti optarono per la Repubblica.Nacque il I governo De Gasperi e cominciarono quelli che vengono definiti ‘’gli anni della ricostruzione’’.L’Italia,distrutta ed esangue dalla guerra appena conclusasi,attua una politica di rinnovamento economico e politico che confacendosi alle neo-vigenti norme europee,la porteranno a diventare,negli anni a seguire,una superpotenza.Sicurezza politica,stabiltà economica,miglioramento del tenore di vita,condizioni che sfoceranno tutte nel cosiddetto ‘’boom economico’’ cioè il periodo di massimo rigoglio economico che il nostro ‘’bel paese’’ visse nel lustro 1958-1963.Questi anni videro l'Italia trasformarsi radicalmente sul piano sociale, in seguito alle migliorate condizioni di vita dovute al miracolo economico degli anni precedenti, e il sorgere di movimenti radicali, soprattutto di matrice comunista, di giovani e operai, che apportarono profonde modifiche al costume, alla mentalità generale e particolarmente alla scuola.Naquero i cosiddetti ‘’Anni della Contestazione’’: è il 1968!Premetto di non voler affrontare un argomento cosi vasto a livello mondiale,ma vorrei soffermarvi sulla nascita del medesimo in Italia e sui mutamenti che questi ha portato e sulle analogie di quel movimento che sconvolse il nostro Paese più di quarant’anni fa con quelle che oggi vediamo accadere nelle piazze delle nostre città. In Italia la contestazione fu il risultato di un malessere sociale profondo, accumulato negli anni sessanta,dovuto al fatto che il cosiddetto boom economico aveva giovato perlopiù alla borghesia e non era stato accompagnato da un adeguato aumento del livello sociale ed economico delle classi meno abbienti. L'esplosione degli scioperi degli operai in fabbrica si unì con il movimento degli studenti che contestavano i contenuti arretrati e parziali dell'istruzione e rivendicavano l'estensione del diritto allo studio anche ai giovani di condizione economica disagiata.Soffermiamoci per ora qui.Quanto analogie e quante differenze avete notato fino ad ora con quello che sta accadendo oggi nelle università italiane? Le analogie il più delle volte sono semplici fatti che vengono accomunati ad altri per una certa rassomiglianza,ma qui assumono aspetti raccapriccianti. Anche se oggi il movimento di contestazione studentesco non è legato al movimento di contestazione operaio(differenza tra ‘’ieri e oggi’’),come facciamo,noi giovani d’oggi,a combattere per un qualcosa per cui i nostri genitori hanno combattuto quarant’anni fa? Il 24 gennaio 1966 avvenne a Trento la prima occupazione di una università italiana ad opera degli studenti. Nel maggio del '68 tutte le università, esclusa la Bocconi, erano occupate.Com’è possibile che,a più di quarant’anni dalla prima occupazione di una università,la storia si debba inesorabilmente ripetere?Queste due semplici domande rissumono quanto accaduto fin’ora in quarant’anni di Repubblica Sociale. UN BEL NULLA! Slogan inneggianti ai diritti per i lavoratori,cortei e manifestazioni tonanti per un’istruzione meritocratica,occupazioni per svecchiare la nostra secolare cultura,rivolte per sopprimere abusi di potere…… L’aura di pessimismo che mi pervade vede stracciati gli sforzi titanici che i nostri genitori fecero allora.L’unica cosa che mi auguro è che tra quarant’anni spero non ci sarà un ragazzo che scriverà lo stesso articolo.
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venerdì 24 dicembre 2010

Per favore parliamo del (santo, manco per niente) Natale.

È risaputo che Gesù non nacque il 25 dicembre. Questa data fu scelta dalla Chiesa in Occidente, perché era già una festività pagana. Il 25 dicembre ricorreva la festa romana Dies Natalis Invicti Solis del compleanno del sole “non conquistato dalle tenebre”, che al solstizio invernale iniziava a prolungare la luce del giorno. Prima del 336 d.C., non potendo estirpare questa festività pagana, la Chiesa in Roma la spiritualizzò come festa della natività “del Sole di giustizia sorto a Betlemme”.
Ma allora quando nacque Gesù? 
Gesù fu concepito in Dicembre ma nacque in Settembre. La Parola è diventata carne al momento del suo concepimento non alla sua nascita. La Chiesa celebra la cosa sbagliata nel momento giusto. Il 25 Dicembre si festeggia la nascita di Gesù nel tempo in cui invece si dovrebbe festeggiare il suo concepimento (la Parola che diventa carne). (1)
Questo è l’esempio lampante dell’ipocrisia Cristiana. Che senso ha festeggiare la nascita di qualcuno in un giorno che non è nato? La verità come si capisce molto bene è che la religione non è fede e sentimento, ma qualcosa di studiato e deciso a tavolino. Un modo per incanalare il potere. La Chiesa è la potenza per eccellenza. Il potere della chiesa (non solo cristiana)  è uno dei più antichi da quando è nata la società organizzata.

Un altra cosa che non riesco a spiegarmi e l' ottusaggine e la poca apertura di mente che hanno i cristiani (e la chiesa in generale). Mi sono sempre detto: "O non vedono, o non vogliono vedere..." Come si fa a concepire un bambinello candido con la pelle color madreperla, occhi azzurri e capelli biondi? A meno che Betlemme non si trovi in Germania non si spiegano i caratteri somatici di sto benedetto bambinello, probabilmente se Gesù è mai nato era scuro di carnagione gli occhi da neonato, ovvero grigiastri o comunque scuri e i capelli assolutamente neri... al massimo castani. 
La mia soluzione è che a noi occidentali farebbe un po' schifo vedere un Gesù negro. Mi chiedo se in Cina sia con gli occhi a mandorla o in Equador olivastro. L'ipocrisia del presepio, con il mercante che vende il prosciutto crudo, e la neve (in Palestina)!

Detto questo non so cosa augurarvi oggi…  Buon 25 Dicembre, Buon Week-end… buona mangiata…  o forse è più appropiato un buon "Dies Natalis Invicti Solis", in ogni caso qualsiasi cosa sia è una cosa terrena, umana e carnale. Nulla a che vedere con qualsiasi cosa spirituale.

Cìao!


(1) http://www.incontraregesu.it/risposte/25dicembre.htm ( un sito chiaramente cristiano)


(La Crew come gruppo prende le distanze da questo articolo che fa riferimento solo al suo autore).
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