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martedì 12 luglio 2011

LE DIVINE MARIONETTE

Un tempo gli Dei profetizzarono
e l'uomo la sua nuda coscienza colmò.
Non vi erano soprusi o genocidi
dai quali era bisognoso proteggiersi
ma il male insito in noi stessi lo si trovò.
La benigna natura mostrava allora
tutto il suo splendore;
ma un male,celato,patologico,
covava al suo interno, logorandola
con rosee fioriture e coloriti arcobaleni.
Vani furono tuttavia i tenativi d'estirparlo.
Le Sacre Scritture cantarono e i serafini epigoni
a giunte mani ballano a ritmo di Sirtaki.
Quel male,profuso ormai in ogni dove,
cova ancor'oggi timido le sue frustazioni,
forse stanco d'essere o troppo
intellettualoide per apparire.
Ma lo si immagina perpetuamente
e sempre lo si immaginerà.
La sanguinosa guerra al nulla continua,
imperterrita e noiosa;
e quando al biforco caprino,
che al nobile banchetto preferi' il sudicio bordello,
il male verrà tramutato in vero,
un'onda paradisiaca tuonerà su ogni sponda,
solcherà ogni monte e devasterà ogni raccolto.
Discriminazioni,angherie,soprusi,stupri,
omicidi,corruzioni e genocidi,
saranno solo lontani incubi che i
celesti giannizzeri avranno amorevolmente scacciato
da questo paradisiaco mondo
al quale non mi rendo ancora conto d'appartenere.
Intanto,nell'attesa,non ci rimane nient'altro
che rendergli il compito ancor più facile.

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sabato 26 marzo 2011


Ragazzi,sarò troppo moralista,personalmente ''complicato'',ma lo scritto sociale a me affascina e affascinerà sempre.Il ''ventennio'',non quello mussoliniano,ma berlusconiano che stiamo ancora affrontando è una delle ultime pugnalate inferte che il nostro Paese può sopportare.Ormai sopravvissuta esangue di molteplici indegne vicende in cui ne è uscita ''angelicamente'' macchiata di vile fango,la vediamo soffrire,mugugnare,patire.Ma tutto ciò va rivolto a quella parte ''malata'' del nostro sistema,intellettualmente e moralmente corrotta da un sistema marcio capace di impartire scialbi modelli da perseguire;abbiamo seminato indecenza e ne stiamo raccogliendo i frutti.



Italiano! Enigmatico aggettivo che travaglia
le nostre menti da tempo immemorabile,
scevro da qualsiasi plausibile spiegazione
viandante di un suolo in cui tutto diviene affabile.
Signore dei mari,della Api e delle isole dimenticate
politicante da Ballarò vestito a festa
perspicace recettore di un malessere palesato
millenario traditore di discendenza mesta.
Astuto,ferino,miscredente ed utopista
millantatore,lassista,ozioso e moralista
evolvi di giorno in giorno in un fracasso in cui tutto tace
senza che un bisogno scalfisca il tuo essere perbenista.

Malato,sadico frutto di un gene marcio

cromosoma cancro di una spina sociale

curva,ricurva,spezzata e mutilata
erede reietto d'un Mathusa ancestrale.
Le tre sagge quadrumani ben vedrebbero,sentirebbero e parlerebbero
se con te solcassero gli oceani del divenire
un colpo secco inferto a ruolette russa
di un male che oggi non può essere fatto più tacere.
Chissà cosa ti vagheggia in mente
emulato prototipo di una madre insana
quando a balenarti in testa c'è il reprimi
ma noncurante ti mantieni sulle tue gesta da puttana.
Mugugni,disprezzi,smentisci e ottenebri
neghi,mistifichi,corrompi e schernisci,
larvale bozzolo di turpe provenienza
di un sadico malore ti nutri e gioisci.
Solo,reietto e di empio esempio
appari oggi alle genti omaggianti
che di clichè e intrattenimenti di corte
ti implorano di palesare tracotanti e festeggianti.
Avanza,se d'avanzar ancora ti è possibile
nell'indegno pantano in cui procacciasti dimora
che i tardi fratelli di puerile e turpe ingegno
a sguazzar come porci in un letamaio se ne compiacciono ancora.
Sgratola,demolisci e sadicamente distruggi
le ultime macerie di questa fantascientifica landa
futura balia di quel gene marcio
natale ostello di prole ancor più orrenda.
Forse sarò io,chi lo sa,a non meritare un civile avvenire
ma queste lacrime non so se sanno di risa o di odio
le mando giù quotidianamente angosciato
aspettando fremente il giorno del mio addio.
Ma ritorneranno,già so,quelle lacrime
a bagnare le mie solcate goti
non sarà più disprezzo,nè sdegno,oh mia fortuna
ma soltanto nell'indifferenza si tufferanno i miei ricordi.
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venerdì 21 gennaio 2011

SENTIERI


''Camminare con quel contadino
Che forse fa la stessa mia strada
parlare dell'uva, parlare del vino
che ancora è un lusso per lui che lo fa'' .....



''Io, sempre un momento fa campagnolo inurbato,
due soldi d'elementari ed uno d'università,
ma sempre il pensiero a quel paese mai scordato
dove ritrovo anche oggi quattro soldi di civiltà''.....




Senza avanue nè semafori
che l'avrebbero inutilmente abbellita
soltanto ancestrali grovigli di strade
videro passare la mia prima vita.

Calpestate a stagioni alterne
da ingordi perdigiorno con boria d'apparire
troppo affannati ad oziare
per spremersi di capire.

Niente di nuovo,come te ce ne son tante
di manica stretta a chi ti ripudiò precettore
ostello d'omuncoli che in pubblica piazza
ostentano sobri l'erudito onore.

Ma volli,sempre volli,fortissimamente volli
rendere omaggio alla bucolica tua schiera
che i sentieri della più aulica modestia
sempre calcarono con ragione vera.

Cullato dalla materna quercia
dalle copiose e timorose fronde
senza la fretta di ritardar
pronti a vegliar con sempiterne ronde.

L'albedine della loro saggezza
mieterebbe vittime tra i filosofi più illustri
che all'etereo limitano la loro ragione
scevra inconscia delle futilità campestri.

Sentieri,sterrati percorsi da seguire
di futuro,di passato e presente stantio
di noia,eccessi e fretta di fuggire
senza rinnegar l'antico borgo natio.

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martedì 11 gennaio 2011

Per consegnare alla morte una goccia di splendore di umanità di verità...


12 Anni fa si spegneva dopo mesi di agonia quello che considero il più grande poeta del nostro tempo. Quando qualcuno mi chiede, ma cosa ci trovi in De Andrè? Perché ti piace o perché lo ascolti?
 Quello che mi da non ve lo so dire, però mi piace rispondere parafrasando De Andrè stesso. Faber  diceva su Brassens: “Se non l’avessi conosciuto [musicalmente e poeticamente] probabilmente avrei scritto ugualmente ciò che ho scritto, però sicuramente non avrei vissuto come ho vissuto.” Io dico che se non avessi conosciuto De Andrè probabilmente avrei ascoltato altre canzoni bellissime, forse e dico forse avrei provato le emozioni che mi trasmette con altri cantanti o altre cose, però non vivrei non cercherei di vivere come sto vivendo ora, con questi idee e questi ideali. Posso dire senza esagerare che Fabrizio è prima che del cantante/poeta preferito, un maestro di vita. Da lui ho imparato ad amare, o meglio a non odiare gli ultimi. Le puttane, gli zingari, gli alcolizzati. È grazie a Fabrizio che quando se non riesco ad odiare gli zingari o le puttane, se ho capito che i drogati già si odiano di loro e non è giusto odiarli. Non è con l’odio che si risolve il problema.


A un diciottenne alcolizzato 
versò da bere ancora un poco 
e mentre quello lo guardava 
lui disse "Amico ci scommetto stai per dirmi 
adesso è ora che io vada" 
l'alcolizzato lo capì 
non disse niente e lo seguì 
sulla sua cattiva strada. 

Quella cattiva strada del perdono, della comprensione e dell’accettazione non passiva. Questo era De Andrè. Quella che per Fabrizio e per noi è una buona strada, anzi la migliore, ma per i benpensanti è una cattiva strada, il diciottenne  alcolizzato va punito, così come la puttana (Sui viali dietro la stazione | rubò l'incasso a una regina) che capisce non con le percosse ma con le parole, o perlomeno con dei gesti non violenti. Oppure la comprensione delle tante Prinçesa, travestiti che stanno sulle strade. Disposte ad una vita straziante al dolore degli interventi, per correggere la fortuna finchè il loro corpo le rassomigli. Capisci che non puoi giudicare, perché non sai. E ti senti uno stupido. Degli zingari, che viaggiano per la stessa ragione del viaggio: viaggiare!
 

Da Andrè mi ha insegnato ad amare, mi ha insegnato un modo per vivere, forse troppo alto, forse non ci riuscirò, ma se ci penso è così che vorrei andasse il mondo, ed è proprio la canzone che vi lascio che ve lo farà capire, l’ultima canzone incisa da Fabrizio, l’ultima dell’ultimo album (Anime Salve del 1996).

Forse non sarà una cosa che vi interesserà, ma sono sicuro che i miei amici sapranno accettare questa mia uscita così, fuori  dalla linea rossa che ha percorso il blog in queste settimane. Però dovevo, più per me che per voi. Volevo rendere omaggio, seppur misero, insignificante e forse inutile, ma volevo omaggiare Fabrizio De Andrè.  Il mio credo, o meglio il mio “non credo” non mi permette di dire “ciao” ma solo “addio” a chi se ne và per sempre. Ecco, se dovessi sbagliarmi lui è una delle poche persone che vorrei incontrare in un aldilà ipotetico. Troppo romanticismo, vi lascio la canzone.


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