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giovedì 2 febbraio 2012

Perchè secondo me Monti ha ragione.

Tempi Monterni.
"I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. Del resto, diciamo la verità, che monotonia un posto fisso per tutta la vita. E’ più bello cambiare e accettare nuove sfide purché siano in condizioni accettabili. E questo vuol dire che bisogna tutelare un po’ meno chi oggi è ipertutelato e tutelare un po’ di più chi oggi è quasi schiavo nel mercato del lavoro o proprio non riesce a entrarci" (Mario Monti)

Non mi sta simpatico Monti e lo premetto. Ritengo tuttavia che la sua ultima dichiarazione, quella sul posto fisso che ha creato tanto scalpore, non sia poi così tanto grave. In paesi sviluppati (prendiamo gli Stati Uniti d’America) il posto fisso non esiste. O andate a chiedere ad un Giapponese qualsiasi se è mai stato assunto a vita. Una persona può essere tranquillamente licenziata dopo 20 anni di lavoro, semplicemente se ne trova un altro. Il problema vero è che l’Italia non è l’America o il Giappone e tantomeno non è un paese sviluppato. Un operaio che dopo 20 anni viene licenziato dove vuoi che vada? È anche vero che un azienda in Italia quando decide di assumere qualcuno a tempo indeterminato, è quasi a vita, perché licenziarlo è molto difficile. E quindi? Cosa bisognerebbe fare? 
La soluzione non è facile e tantomeno rapida, bisognerebbe riclassificare l’occupazione e il lavoro in Italia, la verità è che nel Bel Paese non c’è lavoro perché non siamo più competitivi neanche nei settori dove qualche decennio fa eravamo professionisti. Allora bisogna che ci si metta tranquilli tranquilli e si pensi a un modo per ritornare competitivi. Non abbiamo disponibilità di risorse naturali, poco petrolio, poche miniere poche foreste. Non siamo competitivi neanche sulla manodopera, si lavora di più e a meno soldi nel mondo. Allora cosa possiamo fare? Io ho 22 anni, e non posso certo dire a Monti e a tutti i Professori cosa fare, però secondo me la soluzione sarebbe l’esportazione delle IDEE. Non sono il solo e non è una mia idea (scusate il bisticcio di parole) l’esportazione delle idee. Siamo forti in questo campo, da sempre. Perché dobbiamo permettere all’America di arricchirsi con le ricerche degli ITALIANI? Perché non glie le facciamo fare in ITALIA queste benedette ricerche? Certo che il problema per l’operaio non si risolve,  questo è più un discorso  del medio-lungo periodo però ora mica un cassaintegrato fiat si può mettere a fare ricerca. Ovviamente no, ma ci arrivo subito.
La domanda ora è: Cosa gli facciamo fare all’operaio che è a casa perché la sua azienda ha spostato la produzione dove è economicamente più conveniente? Bene, le risposte sono molteplici. Non si può condannare un azienda perché cerchi di massimizzare il suo profitto, è nella sua natura. Quindi bisogna riclassificare il lavoro. Se hai prodotto macchine, adesso ti metti a produrre pannelli solari, o oggetti che richiedono tecnologia e mano d’opera qualificata. Non sto dicendo che è facile farlo, e sicuramente lo Stato deve avere un ruolo importante in questo, ma non è neanche impossibile. Se l’inghilterra nel 1600 non avesse riclassificato le sue produzioni, sarebbe rimasta una potenza semi-periferica nell’ economia-mondo. Se Venezia e Genova si fossero imposte diversamente nel XV secolo probabilmente non sarebbero “cadute in miseria” cedendo il posto all’Olanda. La storia è piena di esempi, e siccome è ciclica, cerchiamo di approfittarne. 
 E approfittiamone anche noi ora, mi sembra che ci siano abbastanza spunti (alcune cose sono volutamente provocatorie) per cercare di costruire un dibattito e un discorso serio.
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giovedì 27 ottobre 2011

Odio...

Posso sfogarmi? Si perché posso fare quello che voglio su questo blog, allora beccatevi questo bell’elenco. Spero che qualcuno sia d’accordo con me (per non sentirmi troppo solo) ma spero anche che molti non lo siano, così ci confrontiamo che mi piace tanto:D 

Odio la politica italiana, Odio quella che è diventata la Destra. Odio la sinistra incapace di governare e di fare opposizione, odio la sinistra assente. Odio chi ruba il salario, chi prende 20’000 euro al mese per non fare nulla, odio chi prende 20'000 euro al mese per fare anche danni. Odio chi prende tanti soldi alla faccia delle povere persone. Odio i banchieri disposti a tutto e gli imprenditori che sfruttano gli operai. Odio quelli che non vogliono lavorare, che si mettono in malattia per fregare soldi a chi gli offre il lavoro. Odio chi pretende tutto e subito, odio chi ha sempre fretta nella vita e poi non fa un cazzo. Odio chi si vanta da solo, e non vale nulla. Odio i ruffiani. Odio le feste comandate. Odio qualsiasi cosa di comandato. Odio il Natale, le luci e i panettoni. Il falso moralismo dei cristiani. Odio chi si fa vivo solo per gli auguri, perché a Natale si è più buoni, (allora) odio chi è più buono solo a natale, penitente a Pasqua ma ladri, puttanieri, peccatori e mafiosi tutto l’anno. Odio chi non odia, chi è sempre felice perché così vuole apparire. Odio la moda e chi la segue. Odio chi pretende di sapere sempre tutto, e invece e non ha capito niente. Odio chi sa di essere colpevole e fa finta di niente. Odio i falsi amici. Odio chi mi dice di essere amico ma di me non glie ne frega un cazzo. Odio chi mi cerca solo quanto ha bisogno. Odio cercare gli altri solo quanto ho bisogno. Odio la società, il consumismo senza scrupoli. Odio le cause farmaceutiche che fanno cassa uccidendo le persone, odio la legge che le difende. Odio dovermi svegliare la mattina presto, Odio non svegliarmi e sentirmi una merda perché ho qualcosa di più importante da fare che dormire. Odio i professori che non sanno un cazzo ma pretendono di insegnare cose che neanche capiscono. Odio i raccomandati e chi li raccomanda.. Odio la mafia e ogni atteggiamento mafioso. Odio il mare inquinato, odio vedere la mia bella terra venire distrutta da pezzi di merda. Odio non saper cosa fare. Odio chi non crede nel cambiamento, odio chi si accontenta perché “tanto c’ammà fa!”. Odio chi non vuole sognare più, chi si lascia andare con una stupida scusa quale "il destino", quindi di riflesso Odio il destino. Odio l'oroscopo e tutte le superstizioni, le odio in maniera inconcepibile. Odio chi si arrende alla prima difficoltà. Odio il petrolio e le grandi multinazionali disposte ad uccidere per salvaguardare i propri interessi, odio chi non fa niente per contrastarle, me compreso. Odio chi ostenta il nucleare come via d’uscita dal problema energetico. Odio chi prova ad approfittarsi di me, odio diventare cattivo e odio essere troppo buono. Odio quando fa eccessivamente caldo, odio  sudare troppo e odio quando gli altri non mi capiscono. Odio dover spiegare agli altri cose che non mi va di spiegare. Odio chi crede in Dio solo perché è nato nella cultura cristiana, odio chi non si fa domande, odio chi “prende per buone le verità della televisione, chi crede a tutto. Odio i telegiornali che rimbecilliscono le masse, odio le masse! 


 Odio tante cose, forse troppe, per fortuna che amo tanto… e compenso! :D 




 P.S. Adesso tocca a voi, con un bel commento qui sotto: Sfogatevi!!! Con me ha quasi funzionato.
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giovedì 9 giugno 2011

Referendum?SI! x 4



 Il colore degli rettangolini, rispecchia il colore delle schede, tranne la scheda del secondo quesito sull'acqua, è gialla ma per ragioni di grafica ho dovuto scurirla un po'. Noi ti invitiamo a votare 4 SI. Se sei uno di quelli che va a votare NO, ci piacerebbe conoscere le tue argomentazioni, siamo sempre disponibili e interessati al confronto (civile). Se invece sei uno di quelli che molto democraticamente e rispettosamente per chi va a votare, va al mare per non far raggiungere il quorum, allora altrettanto democraticamente e rispettosamente: vaffanculo!
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martedì 17 maggio 2011

THE DAY AFTER

Tiriamo le somme:
un ciclo elettorale straripante per il centrosinistra, deludente (estremamente) per il centrodestra, non pervenuto il terzo polo. Una escalation, un climax discendente di tutto rispetto, che ha sorprendentemente scavalcato ogni più rosea aspettativa a sinistra, ma anche a destra.
Si parla di vento nuovo stamattina su tutte le testate nazionali e con risultati strabilianti come quello di Milano e di Cagliari (fortini del PDL) è un azzardo abbastanza sensato!

E Berlusconi?? Poveraccio, solo 8600 circa le X apportate accanto al suo nome.

Nulla avviene per caso, senza logica o senso;

c'è infatti, a mio parere, un filo conduttore che unisce e spiega il trionfo della Sinistra ed il disastro del PDL , e va ricercato tra gli elettori.
Analizzando i numeri, infatti, tutto conduce a questo punto fermo, che finalmente gli Italiani (o comunque buona parte di essi) hanno riaperto gli occhi e la mente (effetto redbull chiamiamolo);
infatti il calo delle preferenze di Berlusconi, ed in generale del PDL, coincide e si spiega, con l'accumulo di tante preferenze da parte del PD, una sorta di osmosi elettorale o rinata fiducia per il centrosinistra, chiamatela come volete (a Milano, pensate, PD e PDL sono separati da meno di 1000 voti, a Cagliari addirittura è sopra il PD di circa milla voti).

Da non sottovalutare sono anche altri due dati, più celati del precedente ma altrettanto determinanti, e sono l'inimmaginabile potenza delle liste civiche pro centrosinistra (ma in misura minore anche pro centrodestra) che almeno a Milano hanno quasi fatto la differenza e l'aumento vertiginoso della capienza dei bacini di voti che neonate forze come SEL e Movimento 5 Stelle hanno raggiunto in poco tempo, passando dalle bassissime percentuali delle ultime elezioni, a punteggi di tutto rispetto nel 2011 che potrebbero risultare determinanti al secondo turno (probabilmente qualche critica andrebbe mossa sulla gestione di tali bacini d'utenza, ma è un discorso che potrà aprirsi solo dopo il risultato dei vari ballottaggi). Insomma a sinistra si è raggiunta la mix perfetta (forse casuale o forse no) per una vittoria netta e schiacciante, di assestamento oserei dire, positivamente e fiduciosamente proiettata alle prossime elezioni politiche.

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mercoledì 20 aprile 2011

IL PANE SCIAPO: UN RISULTATO STORICO

Non sono fuori di testa, il titolo è decisamente veritiero. E' una di quelle vicende storiche che all'apparenza sembrano non avere alcun peso epocale, insomma nulla a che vedere con le Guerre Mondiali. E invece, nella loro apparente irrilevanza, celano i motivi precursori di tradizioni e modi di fare tuttora vigenti.
Ecco come sono andati i fatti;


intorno al XVI secolo, Perugia giocava un ruolo importante nel centro Italia, all'interno dello Stato Pontificio, dal quale però era ufficiosamente indipendente. Per questo, il Papa Paolo III decise di rimpinguare le casse clericali, impoveritesi a causa del protestantesimo che aveva sottratto fedeli (cioè denaro, era il periodo delle indulgenze), proprio a scapito dei Perugini.
Paolo III, infatti, impose ai cittadini di Perugia, in lotta a causa di una faida interna alla famiglia Baglioni che, de facto, governava la cittadina umbra, l'acquisto del sale presso le saline dello Stato Pontificio e non più presso quelle di Siena. Ovviamente il bellicoso popolo perugino rifiutò l'ingiunzione papale scatenando le ire di quest'ultimo, che si trasformarono in una insolita guerra durata ben 2 mesi, la GUERRA DEL SALE, vinta dallo stato Pontificio.

I poveri Perugini sconfitti persero ufficialmente l'indipendenza politica dallo Stato Pontificio, ma orgogliosi, decisero di fare a meno del sale, pur di mantenere viva, almeno intellettualmente, la loro indipendenza dallo Stato Pontificio. Un gesto eroico, di rottura più che mai eloquente.
Pane sciapo pur di non comprare il sale dal Papa, ditemi voi se non è rivoluzione questa!?!?
La panificazione senza sale diventa, così, a mio parere, uno dei primi gesti rivoluzionari che la Storia ricordi!
E' come lo sciopero dei lavoratori della FIAT, o come il blocco del traffico per limitare le emissioni di CO2. Si combatte dall'interno un sistema del quale si è involontariamente e necessariamente schiavi, ma dal quale si vuole essere indipendenti.
Utilizziamo le automobili però le combattiamo per difendere l'ambiente; combattiamo lo sfruttamento del lavoro ma dobbiamo lavorare.

I Perugini a causa della guerra divennero politicamente parte integrante dello Stato Pontificio, ma continuarono a combatterlo col pane sciapo, cioè non comprando dalle saline pontificie dunque non versando denaro nelle casse del Vaticano. E in quel periodo decisamente era una gran perdita di denaro; il sale era una delle risorse primarie da cui ricavare profitti.

Quindi da oggi, quando e se mangerete pano sciapo, fatelo con più orgoglio!

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sabato 26 marzo 2011


Ragazzi,sarò troppo moralista,personalmente ''complicato'',ma lo scritto sociale a me affascina e affascinerà sempre.Il ''ventennio'',non quello mussoliniano,ma berlusconiano che stiamo ancora affrontando è una delle ultime pugnalate inferte che il nostro Paese può sopportare.Ormai sopravvissuta esangue di molteplici indegne vicende in cui ne è uscita ''angelicamente'' macchiata di vile fango,la vediamo soffrire,mugugnare,patire.Ma tutto ciò va rivolto a quella parte ''malata'' del nostro sistema,intellettualmente e moralmente corrotta da un sistema marcio capace di impartire scialbi modelli da perseguire;abbiamo seminato indecenza e ne stiamo raccogliendo i frutti.



Italiano! Enigmatico aggettivo che travaglia
le nostre menti da tempo immemorabile,
scevro da qualsiasi plausibile spiegazione
viandante di un suolo in cui tutto diviene affabile.
Signore dei mari,della Api e delle isole dimenticate
politicante da Ballarò vestito a festa
perspicace recettore di un malessere palesato
millenario traditore di discendenza mesta.
Astuto,ferino,miscredente ed utopista
millantatore,lassista,ozioso e moralista
evolvi di giorno in giorno in un fracasso in cui tutto tace
senza che un bisogno scalfisca il tuo essere perbenista.

Malato,sadico frutto di un gene marcio

cromosoma cancro di una spina sociale

curva,ricurva,spezzata e mutilata
erede reietto d'un Mathusa ancestrale.
Le tre sagge quadrumani ben vedrebbero,sentirebbero e parlerebbero
se con te solcassero gli oceani del divenire
un colpo secco inferto a ruolette russa
di un male che oggi non può essere fatto più tacere.
Chissà cosa ti vagheggia in mente
emulato prototipo di una madre insana
quando a balenarti in testa c'è il reprimi
ma noncurante ti mantieni sulle tue gesta da puttana.
Mugugni,disprezzi,smentisci e ottenebri
neghi,mistifichi,corrompi e schernisci,
larvale bozzolo di turpe provenienza
di un sadico malore ti nutri e gioisci.
Solo,reietto e di empio esempio
appari oggi alle genti omaggianti
che di clichè e intrattenimenti di corte
ti implorano di palesare tracotanti e festeggianti.
Avanza,se d'avanzar ancora ti è possibile
nell'indegno pantano in cui procacciasti dimora
che i tardi fratelli di puerile e turpe ingegno
a sguazzar come porci in un letamaio se ne compiacciono ancora.
Sgratola,demolisci e sadicamente distruggi
le ultime macerie di questa fantascientifica landa
futura balia di quel gene marcio
natale ostello di prole ancor più orrenda.
Forse sarò io,chi lo sa,a non meritare un civile avvenire
ma queste lacrime non so se sanno di risa o di odio
le mando giù quotidianamente angosciato
aspettando fremente il giorno del mio addio.
Ma ritorneranno,già so,quelle lacrime
a bagnare le mie solcate goti
non sarà più disprezzo,nè sdegno,oh mia fortuna
ma soltanto nell'indifferenza si tufferanno i miei ricordi.
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domenica 27 febbraio 2011

E poi se ne vanno tutti!

Ho ascoltato questa canzone. Lei mi ha spinto a scrivere questo post.



Senti la Lega che dice di sparare agli immigrati a vista, di rimandarli a casa, di non accoglierli e ti viene da pensare: Ma noi non siamo stati un popolo di emigranti? Fai qualche ricerca e scopri che a tutti gli effetti lo siamo ancora!
Secondo la  Confimpreseitalia ogni anno sono 60.000 gli under 40 che abbandonano il nostro paese, si tratta per la maggior parte di laureati, personale qualificato che cerca lavoro all’estero. Come se una città medio-grande ogni anno scomparisse, o meglio se ne andrebbe via dall'Italia, una città composta non da persone comuni, ma come detto da gente qualificata.

Maggiore è la cifra se si considerano i soli cambi di residenza, ma senza limitare l’età, ci aggiriamo intorno ai 90.000 cambi di residenza nell’ultimo anno.
Le mete per gli italiani sono ancora quelle dei loro nonni: oltre la metà dei cervelli in fuga preferisce l’Europa,  quasi un 40% vola oltre oceano negli Usa,  e sono i giovani del sud quelli ad emigrare maggiormente, Il record per province spetta a Roma ma al terzo posto troviamo Cosenza con 140.000 emigrati. Anche le percentuali di successo per chi va all’estero sono abbastanza buone, considerando che solo 1 su 5 non riesce a trovare lavoro o non riesce ad ambientarsi.  Ma il dato più sconvolgente è che nel 2009 sono stati più gli emigrati che gli immigrati in Italia, seppur per poche decine di migliaia è un dato che dovrebbe far riflettere.
Quello che mi fa incazzare è che ad andarsene sono le menti migliori, chi vuole studiare, fare ricerca. Chi vuole realizzarsi (onestamente) è costretto a fuggire!



Vi lascio il testo della canzone, così si capisce meglio, anche se è pieno di riferimenti che non tutti potrebbero conoscere:

A Malinconia, tutti nell'angolo tutti che piangono,
toccano il fondo come l'Andrea Doria.
Chi lavora non tiene dimora, tutti in mutande, non quelle di Borat.
La gente è sola, beve poi soffoca come John Bohnam.
La giunta è sorda più di Beethoven quando compone la "Nona".
e pensare che per Dante questo era il "Bel paese là dove 'l si sona",
per pagare le spese bastava un diploma, non fare la star o l'icona
né buttarsi in politica con i curricula presi da Staller Ilona.
Nemmeno il caffè sa più di caffè, ma sa di caffè di Sindona

E poi se ne vanno tutti. Da qua se ne vanno tutti.

Non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti.

Goodbye Malinconia
Come ti sei ridotta in questo stato?
Goodbye Malinconia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato.
Goodbye Malinconia
Come ti sei ridotta in questo stato?
Goodbye Malinconia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato d'animo.

Cervelli in fuga, capitali in fuga, migranti in fuga dal bagnasciuga.
E' Malinconia, terra di santi subito e sanguisuga.
Il paese del sole in pratica oggi paese dei raggi UVA.
Non è l'impressione, la situazione è più grave di un basso tuba. 
E chi vuole rimanere ma come fa, ha le mani legate come Andromeda,
qua ogni rapporto si complica come quello di Washington con Teheran,
si peggiora con l'età, ti viene il broncio da Gary Coleman.
Metti nella valigia la collera e scappa da Malinconia.

Tanto se ne vanno tutti...

Tony:
Goodbye Malinconia
Maybe tomorrow i hope we find tomorrow.
Goodbye Malinconia
Hope did we get here, how did it get this far.
Goodbye Malinconia
We had it all, fools we let it slip away.

Every step was out of place
and in this world we fell from grace,
looking back we lost our way,
an innocent time we all betrayed
and in time can we all learn,
not to crawl away and burn.
Stand up and don't fall down.
Be a king for a day,
in man we all pray.

Fonti:

[1]asei.eu
[2] repubblica.it
[3] ilsole24ore.com
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mercoledì 23 febbraio 2011

Le 10 strategie della manipolazione mediatica



(Pubblicata da INFORMAZIONE LIBERA il giorno venerdì 24/9/2010)
Di Noam CHOMSKY, linguista

1 - LA STRATEGIA DELLA DISTRAZIONE.
L'elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l'attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell'inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l'interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell'economia, della psicologias, della neurologia e della cibernetica. "Sviare l'attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla impriogionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo "Armi silenziose per guerre tranquille")".


2 - Creare il problema e poi offrire la soluzione.
Questo metodo è anche chiamato "problema - reazione - soluzione". Si crea un problema, una "situazione" che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desidera fare accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. Oppure: creare una crisi economica per fare accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 - La strategia della gradualità.
Per fare accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po' di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni '80 e '90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti casmbiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 - La strategia del differire.
Un altro modo per fare accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come "dolorosa e necessaria" guadagnando in quel momento il consenso della gente per un'applicazione futura. E' più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perchè lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perchè la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che "tutto andrà meglio domani" e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all'idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.
5 - Rivolgersi alla gente come a dei bambini.
La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi ed una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perchè? "Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi "Armi silenziose per guerre tranquille")".
6 - Usare l'aspetto emozionale molto più della riflessione.
Sfruttare l'emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell'analisi razionale e, infine, del senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l'inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti.
7 - Mantenere la gente nell'ignoranza e nella mediocrità.
Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. "La qualità dell'educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall'ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori" (vedi "Armi silenziose per guerra tranquille".
8 - Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità.
Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti.
9 - Rafforzare il senso di colpa-
Far credere all'individuo di essere esclusivamnente lui il responsabile delle proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anzichè ribellarsi contro il sistema economico, l'individuo si autosvaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l'inibizione ad agire. E senza azione, non c'è rivoluzione.
10 - Conoscere la gente meglio di quanto essa si coinosca.
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia ed alla mpsicologia applicata, il "sistema" ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell'essere umano sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l'individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sè stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su se stessa.





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domenica 9 gennaio 2011

ANDIAMOCI CON ‘’GLI ANNI’’ DI PIOMBO

Spesso la storia viene inconsciamente etichettata e cestinata come materia scolasticamente ‘’inutile’’ con fini tendenzialmente nozionistici atti esclusivamente ad impartire quei fondamenti scolastici-istituzionali dai quali non si può proprio prescindere. Se un individuo,al contrario,attuasse su di essa un metodo di studio critico ed analitico e conglobasse i suoi contenuti rapportandoli alla condizione sociale in cui egli stesso si trova a vivere,troverebbe come significativa e curiosa essa si mostra agli occhi della gente,mutando aspetti e sfaccettature che d’altronde non fanno che adeguarsi all’evoluzione sociale ,mantenendo,tuttavia,intatte le radici appunto storiche e sociologiche nella quale questo concetto stesso v’è venuto a formarsi. L’antropologia e la sociologia non sono campi di studio che mi competono,pertanto non vorrei tediarvi ulteriormente proseguendo il discorso fatto fino ad ora. Vorrei,tuttavia,ricollegarmi al medesimo,partendo da una teoria elaborata da un insigne filosofo e giurista,Giovan Battista Vico e i suoi ‘’corsi e ricorsi storici’’.Il concetto di storia è caratterizzato,secondo il filosofo,da un andamento progressivo con un procedimento né uniforme né meccanico verso l’idealità.. Secondo Vico, dunque,ogni civiltà ha un suo corso fondamentalmente progressivo, il quale, giunto al suo apice, si arresta ed entra in crisi. E’ la ciclicità delle ere storiche,dunque,il tema sul quale vorrei dibattere,prendendo in considerazione in particolar modo le analogie che intercorrono tra il periodo in cui naque la I Repubblica e l’attuale governo Berlusconi,dunque un periodo storico significativo per il nostro Paese,di più di mezzo secolo di storia,durante il quale troviamo avvicendarsi accadimenti storici che riportano inevitabilmente a temi ben più che attuali. Entrando in merito all’argomento prepostomi,comincerei con l’analizzare la nascita della nostra Repubblica,e se mi permettete,di suddividere questo mezzo secolo in diverse fasi.Il 2 giugno 1946 gli italiano vengoni chiamati a votare un referendum per decidere se l’Italia dovesse rimanere una monarchia o dovesse divenire una Repubblica.Il 54% dei votanti optarono per la Repubblica.Nacque il I governo De Gasperi e cominciarono quelli che vengono definiti ‘’gli anni della ricostruzione’’.L’Italia,distrutta ed esangue dalla guerra appena conclusasi,attua una politica di rinnovamento economico e politico che confacendosi alle neo-vigenti norme europee,la porteranno a diventare,negli anni a seguire,una superpotenza.Sicurezza politica,stabiltà economica,miglioramento del tenore di vita,condizioni che sfoceranno tutte nel cosiddetto ‘’boom economico’’ cioè il periodo di massimo rigoglio economico che il nostro ‘’bel paese’’ visse nel lustro 1958-1963.Questi anni videro l'Italia trasformarsi radicalmente sul piano sociale, in seguito alle migliorate condizioni di vita dovute al miracolo economico degli anni precedenti, e il sorgere di movimenti radicali, soprattutto di matrice comunista, di giovani e operai, che apportarono profonde modifiche al costume, alla mentalità generale e particolarmente alla scuola.Naquero i cosiddetti ‘’Anni della Contestazione’’: è il 1968!Premetto di non voler affrontare un argomento cosi vasto a livello mondiale,ma vorrei soffermarvi sulla nascita del medesimo in Italia e sui mutamenti che questi ha portato e sulle analogie di quel movimento che sconvolse il nostro Paese più di quarant’anni fa con quelle che oggi vediamo accadere nelle piazze delle nostre città. In Italia la contestazione fu il risultato di un malessere sociale profondo, accumulato negli anni sessanta,dovuto al fatto che il cosiddetto boom economico aveva giovato perlopiù alla borghesia e non era stato accompagnato da un adeguato aumento del livello sociale ed economico delle classi meno abbienti. L'esplosione degli scioperi degli operai in fabbrica si unì con il movimento degli studenti che contestavano i contenuti arretrati e parziali dell'istruzione e rivendicavano l'estensione del diritto allo studio anche ai giovani di condizione economica disagiata.Soffermiamoci per ora qui.Quanto analogie e quante differenze avete notato fino ad ora con quello che sta accadendo oggi nelle università italiane? Le analogie il più delle volte sono semplici fatti che vengono accomunati ad altri per una certa rassomiglianza,ma qui assumono aspetti raccapriccianti. Anche se oggi il movimento di contestazione studentesco non è legato al movimento di contestazione operaio(differenza tra ‘’ieri e oggi’’),come facciamo,noi giovani d’oggi,a combattere per un qualcosa per cui i nostri genitori hanno combattuto quarant’anni fa? Il 24 gennaio 1966 avvenne a Trento la prima occupazione di una università italiana ad opera degli studenti. Nel maggio del '68 tutte le università, esclusa la Bocconi, erano occupate.Com’è possibile che,a più di quarant’anni dalla prima occupazione di una università,la storia si debba inesorabilmente ripetere?Queste due semplici domande rissumono quanto accaduto fin’ora in quarant’anni di Repubblica Sociale. UN BEL NULLA! Slogan inneggianti ai diritti per i lavoratori,cortei e manifestazioni tonanti per un’istruzione meritocratica,occupazioni per svecchiare la nostra secolare cultura,rivolte per sopprimere abusi di potere…… L’aura di pessimismo che mi pervade vede stracciati gli sforzi titanici che i nostri genitori fecero allora.L’unica cosa che mi auguro è che tra quarant’anni spero non ci sarà un ragazzo che scriverà lo stesso articolo.
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150 Anni, Io non festeggio!

Viaaaaaa. Si muove il carrozzone per le celebrazioni del 150° anno dell'unità d'Italia. Sono milioni gli euro spesi per rievocare personaggi storici e avvenimenti del nostro Risorgimento ma si ha davvero una giusta visione di ciò che è stato il falso mito del Risorgimento per il meridione?
Festeggiare i 150 anni d'unità, o festeggiare l’inizio della fine del Regno delle Due Sicilie? È questo l’interrogativo da porsi.
La prima cosa da fare è ristabilire un minimo di verità storica, stuprata da una manipolazione settendrional-leghista ancora attuale. “L'ufficialità della storia” prevede che un sud dilaniato e martoriato dalla tirannia dei Borboni fu liberato,civilizzato e riqualificato dalla magnanimità dei Piemontesi. Si trattava dunque di una terra povera, arretrata, infestata da Briganti. Secondo questa versione della storia il sud versava in condizioni di povertà ed arretratezza talmente gravi che la calata dei Piemontesi fu da considerarsi una vera manna per le nostre popolazioni.Detto ciò andiamo a noi nel ripristinare un po di verità con dati alla mano.
Senza allungare il brodo. Vorrei sottoporvi uno specchietto tratto da un libro di Scienze delle finanze del 1903 di un certo Netti
Da sopra, si evince che: ( cito testualmente) :”le monete degli Stati italiani al momento dell’annessione ammontavano a 668milioni di cui solo 443,2 provenivano dalle casse del Mezzogiorno.
Ora non ci vuole di certo un Bocconiano o uno statista per interpretare dati cosi espliciti. Il Meridione non era di certo un ragno democratico, forse arretrato, ma sicuramente ricco. E dopo l’unificazione? Che fine fecero tali ricchezze? Forse che vennero utilizzate per la riqualificazione del sud? Forse che vennero riutilizzate per creare infrastrutture? O forse per avviare un economia martoriata, no, nulla di tutto ciò. Soldi utilizzati per rimpinguare le casse del Regno d’Italia! Questa è la mia verità.
E allora dopo 150 anni, cosa c’è da festeggiare?
Se lo stereotipo medio del meridionale rimane : a 'monnezza', a pizza, a canzone, a fatalità. Se ancora siamo considerati simpatici ma inaffidabili, mafiosi, o quasi. Io non festeggio, e voi?
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