sabato 30 aprile 2011

Le Donne e il Cristianesimo: Contraddizioni di un dottore della Chiesa

Paolo di Tarso in
vesione Nazional Socialista
Il cristianesimo profetizza,fin dai suoi albori,messaggi evangelici di pace e amore tra gli uomini,nonchè di sottomisione spirituale verso un unico Dio;non di meno predica amore fraterno fra gli uomini,implicitamente dunque anche tra individui di sesso opposto.Questa lapalissiana verità non dev'essere pertanto associata alla figura del Cristo;fonti storiche attestano oltre la sua presenza storica anche la sua coerenza spirituale in gesti come di difesa verso le prostitute etc etc,bensi verso un personaggio in particolare della sfera Cristiana,un Dottore della Chiesa,nei cui messaggi sono riscontrabili non poche discrepanze e contraddizioni:Paolo di Tarso.Le contraddizioni alle quali mi sto riferendo sono contenute,e ben note a tutti,nelle famose lettere che il santo scrisse durante il suo peregrinare religioso e che affrontano argomenti,sempre in chiave religiosa,differenti:le lettere ai Corinzi,le lettere ai Romani,le lettere ai Galati etc etc.In esse si trova pero' un filo conduttore che le accomuna,argomento che ha suscitato non pochi dibattiti,ovvero il suo pensiero verso la figura della donna.In una lettera indirizzata ai Galati,per esempio,San paolo,da buon cristiano, dice:'' Non c'è Giudeo né Greco; non c'è schiavo né libero;non c'è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù''.Questo frase va di pari passo al messaggio propinato dal Cristo,anche se i due non hanno mai avuto l'onore di incontrarsi.Tuttavia,in altre ''dichiarazioni'',il Santo muta completamente canovaccio, com'è palesemente riscontrabile nella Prima Lettera ai Corinzi (1Cor 11, 3 - 9), dove asserisce: ' 'Voglio tuttavia che sappiate questo: Cristo è il capo di ogni uomo, l'uomo è capo della donna e Dio è capo di Cristo. Ogni uomo che prega o profetizza a capo coperto, disonora il suo capo; al contrario, ogni donna che prega o profetizza a capo scoperto, disonora la sua testa, perché è come se fosse rasa. Se una donna, dunque, non vuol portare il velo, si faccia anche tagliare i capelli! Ma se è vergognoso per una donna essere rasa, si copra col velo.L'uomo, invece, non deve coprirsi la testa, perché è immagine e gloria di Dio; mentre la donna è gloria dell'uomo. Infatti, l'uomo non ebbe origine dalla donna, ma fu la donna ad esser tratta dall'uomo; né fu creato l'uomo per la donna, bensì la donna per l'uomo''.E ancora:nella Lettera ai Romani 16, egli raccomanda la diacona Febe e saluta Giunia,''segnalata tra gli apostoli ed è stata in Cristo prima di me'';nella Prima lettera ai Corinzi(11,5) le donne possono profetizzare ma in (14,34-35) ''le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la Legge. Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemble''.

Non da meno contraddittori,per non dire''maschilisti'',sono i messaggi riportati in altre epistole;mi permetto pertanto di allestire un simpatico dodecalogo che ci può sicuramente chiarire le idee:


1) a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all'uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia.(1-Timoteo 2, 12).
2) Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore.(Colossesi 3, 18).
3) ][ai propri mariti, perché la parola di Dio non debba diventare oggetto di biasimo.(sottomesseTito 2,5).
4) Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la Legge(1-Corinzi 14, 34).
5) E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo(1-Corinzi 11,8 NT).
6) Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché  (14,35). parlare in assemblea. Forse la parola di Dio è partita da voi? O è giunta soltanto a voi?
7) Le mogli sianocome al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto siate sottomesse ai mariti (Efesini 5, 22).
8) L'uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell'uomo. E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l'uomo fu creato per la donna, ma la donna per l'uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza.(1-Corinzi 11, 7).
9) Esorta gli schiavi a esser sottomessi in tutto ai loro padroni; li accontentino e non li contraddicano, non rubino, ma dimostrino fedeltà assoluta, per fare onore in tutto alla dottrina di Dio, nostro salvatore.(Tito 2, 9).
10) Ciascuno rimanga nella condizione in cui era quando fu chiamato. Sei stato chiamato da schiavo? Non ti preoccupare; ma anche se puoi diventare libero, profitta piuttosto della tua condizione! Perché lo schiavo che è stato chiamato nel Signore, è un liberto affrancato del Signore!(1-Corinzi 7, 20).
11) Quelli che si trovano sotto il giogo della schiavitù, trattino con ogni rispetto i loro padroni, perché non vengano bestemmiati il nome di Dio e la dottrina. Quelli poi che hanno padroni credenti, non manchino loro di riguardo perché sono fratelli, ma li servano ancora meglio, proprio perché sono credenti e amati coloro che ricevono i loro servizi. Questo devi insegnare e raccomandare.(1-Timoteo 6, 1).
12) Però, che cosa dice la Scrittura? Manda via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non avrà eredità col figlio della donna libera.(Galati 4, 30).

Volutamente,come ben notate,sono state riportate in grassetto le parole più corrosive e che giocano un ruolo primario all'interno di questi messaggi.Oggi queste frasi vengono,anche se non abbastanza e ovunque,etichettate come disciminatorie e razziste,ma a quei tempi?A quei tempi no; un pò per ignoranza, un pò per timore, quelle un tempo erano le stesse parole che un Dio mise in bocca a suo figlio e che inviò sulla Terra per diffonderle.
Allora ci dovremmo concentrare meglio sulla profondità intrinseca nei messaggii evangelici oppure sulla bieca cecità che ci attanaglia, prostrando il capo alle eterne eminenze?
A voi l'ardua sentenza!


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mercoledì 20 aprile 2011

IL PANE SCIAPO: UN RISULTATO STORICO

Non sono fuori di testa, il titolo è decisamente veritiero. E' una di quelle vicende storiche che all'apparenza sembrano non avere alcun peso epocale, insomma nulla a che vedere con le Guerre Mondiali. E invece, nella loro apparente irrilevanza, celano i motivi precursori di tradizioni e modi di fare tuttora vigenti.
Ecco come sono andati i fatti;


intorno al XVI secolo, Perugia giocava un ruolo importante nel centro Italia, all'interno dello Stato Pontificio, dal quale però era ufficiosamente indipendente. Per questo, il Papa Paolo III decise di rimpinguare le casse clericali, impoveritesi a causa del protestantesimo che aveva sottratto fedeli (cioè denaro, era il periodo delle indulgenze), proprio a scapito dei Perugini.
Paolo III, infatti, impose ai cittadini di Perugia, in lotta a causa di una faida interna alla famiglia Baglioni che, de facto, governava la cittadina umbra, l'acquisto del sale presso le saline dello Stato Pontificio e non più presso quelle di Siena. Ovviamente il bellicoso popolo perugino rifiutò l'ingiunzione papale scatenando le ire di quest'ultimo, che si trasformarono in una insolita guerra durata ben 2 mesi, la GUERRA DEL SALE, vinta dallo stato Pontificio.

I poveri Perugini sconfitti persero ufficialmente l'indipendenza politica dallo Stato Pontificio, ma orgogliosi, decisero di fare a meno del sale, pur di mantenere viva, almeno intellettualmente, la loro indipendenza dallo Stato Pontificio. Un gesto eroico, di rottura più che mai eloquente.
Pane sciapo pur di non comprare il sale dal Papa, ditemi voi se non è rivoluzione questa!?!?
La panificazione senza sale diventa, così, a mio parere, uno dei primi gesti rivoluzionari che la Storia ricordi!
E' come lo sciopero dei lavoratori della FIAT, o come il blocco del traffico per limitare le emissioni di CO2. Si combatte dall'interno un sistema del quale si è involontariamente e necessariamente schiavi, ma dal quale si vuole essere indipendenti.
Utilizziamo le automobili però le combattiamo per difendere l'ambiente; combattiamo lo sfruttamento del lavoro ma dobbiamo lavorare.

I Perugini a causa della guerra divennero politicamente parte integrante dello Stato Pontificio, ma continuarono a combatterlo col pane sciapo, cioè non comprando dalle saline pontificie dunque non versando denaro nelle casse del Vaticano. E in quel periodo decisamente era una gran perdita di denaro; il sale era una delle risorse primarie da cui ricavare profitti.

Quindi da oggi, quando e se mangerete pano sciapo, fatelo con più orgoglio!

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venerdì 1 aprile 2011

Prima denuncia al Blog!




Apro le email, come ogni giorno e mi trovo una mail di google dal titolo: "Sospensione blog Favellare" la apro e dentro vi è scritto:

Con questo messaggio ti informiamo del fatto che ci apprestiamo a rimuovere o a rendere non disponibile il materiale del suo blog, a seguito di una segnalazione da parte di utente2134, che ritiene che questo materiale inciti alla violenza e all’odio razziale.


Se scegli di comunicarci che non stai violando alcun copyright, visita il nostro Centro assistenza per accedere alle relative istruzioni.
Tieni presente che, in caso di ripetuta accusa di violazione del copyright e di perpetrata violazione in cattiva fede, potresti essere passibile di denuncia nel tuo Paese.
Cordiali saluti,
Google, Inc.

Non ho ancora chiaro cosa sia successo, ne tantomeno quale sia questo materiale che incita alla violenza e all'odio razziale. Vorrei sapere chi è questo utente2134 e dirgli due paroline. Farmi spiegare che cazzo gli passa per la testa. In ogni caso sono molto amareggiato e dispiaciuto, ho il timore che neanche Internet si possa più salvare dalla censura a questo punto.

Mi dispiace cari lettori e amici che scrivete su questo blog, non so quanto ancora ce lo lasceranno aperto... sto provando a contattare google ma è più facile a dirsi che a farsi. Vi terrò aggiornati!




BUON PESCE D'APRILE! =) Continua a leggere!

sabato 26 marzo 2011


Ragazzi,sarò troppo moralista,personalmente ''complicato'',ma lo scritto sociale a me affascina e affascinerà sempre.Il ''ventennio'',non quello mussoliniano,ma berlusconiano che stiamo ancora affrontando è una delle ultime pugnalate inferte che il nostro Paese può sopportare.Ormai sopravvissuta esangue di molteplici indegne vicende in cui ne è uscita ''angelicamente'' macchiata di vile fango,la vediamo soffrire,mugugnare,patire.Ma tutto ciò va rivolto a quella parte ''malata'' del nostro sistema,intellettualmente e moralmente corrotta da un sistema marcio capace di impartire scialbi modelli da perseguire;abbiamo seminato indecenza e ne stiamo raccogliendo i frutti.



Italiano! Enigmatico aggettivo che travaglia
le nostre menti da tempo immemorabile,
scevro da qualsiasi plausibile spiegazione
viandante di un suolo in cui tutto diviene affabile.
Signore dei mari,della Api e delle isole dimenticate
politicante da Ballarò vestito a festa
perspicace recettore di un malessere palesato
millenario traditore di discendenza mesta.
Astuto,ferino,miscredente ed utopista
millantatore,lassista,ozioso e moralista
evolvi di giorno in giorno in un fracasso in cui tutto tace
senza che un bisogno scalfisca il tuo essere perbenista.

Malato,sadico frutto di un gene marcio

cromosoma cancro di una spina sociale

curva,ricurva,spezzata e mutilata
erede reietto d'un Mathusa ancestrale.
Le tre sagge quadrumani ben vedrebbero,sentirebbero e parlerebbero
se con te solcassero gli oceani del divenire
un colpo secco inferto a ruolette russa
di un male che oggi non può essere fatto più tacere.
Chissà cosa ti vagheggia in mente
emulato prototipo di una madre insana
quando a balenarti in testa c'è il reprimi
ma noncurante ti mantieni sulle tue gesta da puttana.
Mugugni,disprezzi,smentisci e ottenebri
neghi,mistifichi,corrompi e schernisci,
larvale bozzolo di turpe provenienza
di un sadico malore ti nutri e gioisci.
Solo,reietto e di empio esempio
appari oggi alle genti omaggianti
che di clichè e intrattenimenti di corte
ti implorano di palesare tracotanti e festeggianti.
Avanza,se d'avanzar ancora ti è possibile
nell'indegno pantano in cui procacciasti dimora
che i tardi fratelli di puerile e turpe ingegno
a sguazzar come porci in un letamaio se ne compiacciono ancora.
Sgratola,demolisci e sadicamente distruggi
le ultime macerie di questa fantascientifica landa
futura balia di quel gene marcio
natale ostello di prole ancor più orrenda.
Forse sarò io,chi lo sa,a non meritare un civile avvenire
ma queste lacrime non so se sanno di risa o di odio
le mando giù quotidianamente angosciato
aspettando fremente il giorno del mio addio.
Ma ritorneranno,già so,quelle lacrime
a bagnare le mie solcate goti
non sarà più disprezzo,nè sdegno,oh mia fortuna
ma soltanto nell'indifferenza si tufferanno i miei ricordi.
Continua a leggere!

lunedì 21 marzo 2011

TRADIZIONI FUTURE

Indro Montanelli sosteneva che "un popolo che ignora il proprio passato non saprà nulla del proprio presente" e aggiungo io, non potrà costruire il proprio futuro.
Ora, non voglio ammorbare nessuno dei lettori con aforismi dal sentore di giudizio universale, con prediche bibliche, non è mio intento. Voglio solo esprimere il mio sentimento riguardo un evento che mi ha lasciato con l'amaro in bocca, come succede dopo aver ingoiato uno spicchio di limone.
Parto da lontano, dal globale, per giungere al particolare, al mio pensiero.

Per un popolo qualsiasi, ed in maniera accentuata per una minoranza quale è la nostra comunità, il passato gioca più che mai un ruolo fondamentale nel processo per la determinazione del presente e del futuro. Il passato funge da àncora, da punto inesorabilmente fermo da cui partire; e farlo rivivere, ricordarsi di esso non vuol dire avere mancanza di lungimiranza, di inventiva, di iniziativa; non è sinonimo di paura del futuro. Rivivere il passato vuol dire ripercorrere periodi storici, vuol dire dare risposte a quelle domande arcane, ma fondamentali che stanno alla base delle strutture attuali che si proietteranno nel futuro. Rivivere il passato per non morire, insomma.

Ripercorrere il passato significa delineare i connotati di una società, unendo in un unico filo temporale tre diversi momenti passato-presente-futuro (rivivere il passato per vivere un presente migliore che conduca ad un futuro ancora meglio); più o meno come leggere una carta d'identità, in cui sono riportati i dati significativi da cui partire per la definizione di un popolo e per il suo progresso.

Ecco perchè ritengo che mantenere vive le tradizioni popolari, che sono la proiezione nel presente del passato, non sia segno di volgare divertimento (panem et circenses), ma sia crocevia inevitabile per il mantenimento in vita di un popolo, nonchè dimostrazione di riconoscimento del valore della propria cultura; così l'America festeggia ancora halloween o in Irlanda festeggiano ancora San Patrizio; in Germania si gode durante l'Oktober fest ecc. ecc.
Per questo ho voluto intitolare questo pensiero "tradizioni future", perchè nel processo di miglioramento della vita, ricordare il passato diventi un momento inevitabile e fondamentale; il tempo che fu si offre come termine di paragone per il confronto epocale, da cui imparare, purchè esso venga mantenuto vivo!
E allora, riportando un attimo lo sguardo all'incipit del testo, l'amarezza provata scaturisce dalla tradizionale festa dei fuochi di San Giuseppe, che, ahimè, quest'anno non è stata degna delle precedenti edizioni. La vera anima tradizionale della festa non è veuta fuori, è rimasta un pò impigliata in chissà quale ostacolo.
Sia chiaro, non sto puntando il dito contro nessuno, ma da nostalgico sentivo il bisogno di esternare questo pensiero, con la speranza che possa servire da monito!!
Consideriamolo un appunto, di quelli marcati dal N.B., che è meglio non ignorare (senza presunzione ovviamente).

PS: spero di non aver deluso le aspettative di chi magari attendeva motivazioni diverse per il mio ragionamento sul valore del passato. (I fiori nascono anche dal letame).

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domenica 27 febbraio 2011

E poi se ne vanno tutti!

Ho ascoltato questa canzone. Lei mi ha spinto a scrivere questo post.



Senti la Lega che dice di sparare agli immigrati a vista, di rimandarli a casa, di non accoglierli e ti viene da pensare: Ma noi non siamo stati un popolo di emigranti? Fai qualche ricerca e scopri che a tutti gli effetti lo siamo ancora!
Secondo la  Confimpreseitalia ogni anno sono 60.000 gli under 40 che abbandonano il nostro paese, si tratta per la maggior parte di laureati, personale qualificato che cerca lavoro all’estero. Come se una città medio-grande ogni anno scomparisse, o meglio se ne andrebbe via dall'Italia, una città composta non da persone comuni, ma come detto da gente qualificata.

Maggiore è la cifra se si considerano i soli cambi di residenza, ma senza limitare l’età, ci aggiriamo intorno ai 90.000 cambi di residenza nell’ultimo anno.
Le mete per gli italiani sono ancora quelle dei loro nonni: oltre la metà dei cervelli in fuga preferisce l’Europa,  quasi un 40% vola oltre oceano negli Usa,  e sono i giovani del sud quelli ad emigrare maggiormente, Il record per province spetta a Roma ma al terzo posto troviamo Cosenza con 140.000 emigrati. Anche le percentuali di successo per chi va all’estero sono abbastanza buone, considerando che solo 1 su 5 non riesce a trovare lavoro o non riesce ad ambientarsi.  Ma il dato più sconvolgente è che nel 2009 sono stati più gli emigrati che gli immigrati in Italia, seppur per poche decine di migliaia è un dato che dovrebbe far riflettere.
Quello che mi fa incazzare è che ad andarsene sono le menti migliori, chi vuole studiare, fare ricerca. Chi vuole realizzarsi (onestamente) è costretto a fuggire!



Vi lascio il testo della canzone, così si capisce meglio, anche se è pieno di riferimenti che non tutti potrebbero conoscere:

A Malinconia, tutti nell'angolo tutti che piangono,
toccano il fondo come l'Andrea Doria.
Chi lavora non tiene dimora, tutti in mutande, non quelle di Borat.
La gente è sola, beve poi soffoca come John Bohnam.
La giunta è sorda più di Beethoven quando compone la "Nona".
e pensare che per Dante questo era il "Bel paese là dove 'l si sona",
per pagare le spese bastava un diploma, non fare la star o l'icona
né buttarsi in politica con i curricula presi da Staller Ilona.
Nemmeno il caffè sa più di caffè, ma sa di caffè di Sindona

E poi se ne vanno tutti. Da qua se ne vanno tutti.

Non te ne accorgi ma da qua se ne vanno tutti.

Goodbye Malinconia
Come ti sei ridotta in questo stato?
Goodbye Malinconia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato.
Goodbye Malinconia
Come ti sei ridotta in questo stato?
Goodbye Malinconia
Dimmi chi ti ha ridotta in questo stato d'animo.

Cervelli in fuga, capitali in fuga, migranti in fuga dal bagnasciuga.
E' Malinconia, terra di santi subito e sanguisuga.
Il paese del sole in pratica oggi paese dei raggi UVA.
Non è l'impressione, la situazione è più grave di un basso tuba. 
E chi vuole rimanere ma come fa, ha le mani legate come Andromeda,
qua ogni rapporto si complica come quello di Washington con Teheran,
si peggiora con l'età, ti viene il broncio da Gary Coleman.
Metti nella valigia la collera e scappa da Malinconia.

Tanto se ne vanno tutti...

Tony:
Goodbye Malinconia
Maybe tomorrow i hope we find tomorrow.
Goodbye Malinconia
Hope did we get here, how did it get this far.
Goodbye Malinconia
We had it all, fools we let it slip away.

Every step was out of place
and in this world we fell from grace,
looking back we lost our way,
an innocent time we all betrayed
and in time can we all learn,
not to crawl away and burn.
Stand up and don't fall down.
Be a king for a day,
in man we all pray.

Fonti:

[1]asei.eu
[2] repubblica.it
[3] ilsole24ore.com
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mercoledì 23 febbraio 2011

Le 10 strategie della manipolazione mediatica



(Pubblicata da INFORMAZIONE LIBERA il giorno venerdì 24/9/2010)
Di Noam CHOMSKY, linguista

1 - LA STRATEGIA DELLA DISTRAZIONE.
L'elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l'attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell'inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l'interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell'economia, della psicologias, della neurologia e della cibernetica. "Sviare l'attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla impriogionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo "Armi silenziose per guerre tranquille")".


2 - Creare il problema e poi offrire la soluzione.
Questo metodo è anche chiamato "problema - reazione - soluzione". Si crea un problema, una "situazione" che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desidera fare accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. Oppure: creare una crisi economica per fare accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 - La strategia della gradualità.
Per fare accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po' di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni '80 e '90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti casmbiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 - La strategia del differire.
Un altro modo per fare accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come "dolorosa e necessaria" guadagnando in quel momento il consenso della gente per un'applicazione futura. E' più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perchè lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perchè la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che "tutto andrà meglio domani" e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all'idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.
5 - Rivolgersi alla gente come a dei bambini.
La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi ed una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perchè? "Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi "Armi silenziose per guerre tranquille")".
6 - Usare l'aspetto emozionale molto più della riflessione.
Sfruttare l'emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell'analisi razionale e, infine, del senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l'inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti.
7 - Mantenere la gente nell'ignoranza e nella mediocrità.
Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. "La qualità dell'educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall'ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori" (vedi "Armi silenziose per guerra tranquille".
8 - Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità.
Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti.
9 - Rafforzare il senso di colpa-
Far credere all'individuo di essere esclusivamnente lui il responsabile delle proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anzichè ribellarsi contro il sistema economico, l'individuo si autosvaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l'inibizione ad agire. E senza azione, non c'è rivoluzione.
10 - Conoscere la gente meglio di quanto essa si coinosca.
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia ed alla mpsicologia applicata, il "sistema" ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell'essere umano sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l'individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sè stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su se stessa.





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